Benessere e salute

Una buona sessualità, una sessualità gratificante e serena è un ingrediente fondamentale per la qualità di vita individuale e di coppia.

La sessualità è una dimensione fondamentale della personalità. Coinvolge sensazioni fisiche, emozioni, sentimenti, pensieri, sogni, può comprendere anche ideali, progetti. Mette in moto il corpo e la psiche. La sessualità umana è un insieme di significati oltre che di comportamenti. A differenza di quella animale non è solo istinto ma anche cultura, non è un comportamento predeterminato, che si ripete sempre uguale, ma acquista significato in base al modo di vedere il mondo di ognuno, rispecchia il carattere, gli stati d’animo, i gusti, le fantasie… Non è tanto un bisogno biologico quanto desiderio sessuale: desiderio del piacere e desiderio dell’altro.

E’ una dimensione complessa che implica tre funzioni: biologica riproduttiva, ludica, relazionale affettiva.

La funzione biologica corrisponde all’istinto finalizzato alla riproduzione della specie, come in tutti gli animali, e comprende tutti i cambiamenti corporei prodotti dall’eccitazione e dall’orgasmo: l’erezione nell’uomo, la lubrificazione vaginale…

La funzione ludica è il sesso come gioco, legato al piacere che si prova, attraverso il proprio corpo o il contatto con un altro corpo. Quindi un gioco che si può fare da soli, autoerotico, o in compagnia.

La funzione relazionale affettiva è il piacere di stare insieme, volersi bene: la sessualità che crea legame, la ricerca di tenerezza, lo scambio di carezze e di sensazioni, emozioni, sentimenti, pensieri, la condivisione di valori (rispetto reciproco, comprensione…) e progetti.

La sessualità accompagna tutto il ciclo di vita della persona, non è limitata al ciclo della fertilità che ha un inizio con l’età dello sviluppo e una fine, che si manifesta in modo più evidente nella donna con la menopausa. La sessualità prosegue anche nell’età più avanzata, ed è presente già nell’infanzia.

La prima esperienza del piacere viene fatta dal neonato succhiando il latte dal seno materno, forse ancora prima quando il feto si succhia il pollice nel grembo materno. Prima la bocca, poi tutta la superficie del corpo diventa fonte di piacere: un piacere che non è l’eccitazione e l’orgasmo dell’adulto, ma una sensazione corporea piacevole.

La componente relazionale affettiva viene svegliata e alimentata dalle cure materne, dalle carezze che il corpo del bambino riceve tutte le volte che viene lavato, pulito, accarezzato, cullato…La presenza della figura di accudimento trasmette calore, protezione e sicurezza, diventa oggetto di un attaccamento che poi si trasferirà in tutte le esperienze relazionali successive, anche in età adulta.

La sessualità entra così nel processo di costruzione dell’identità della persona: dell’identità sessuale innanzitutto, il sentirsi maschio o femmina, che caratterizza il modo di vedersi e di vedere il mondo, come maschi e come femmine…L’identità sessuale, che è un fatto psicologico e non solo un dato biologico, viene acquisita intorno ai 2-3 anni di età insieme con la prima idea della differenza di genere, la scoperta che il corpo maschile e quello femminile presentano una differenza.

Tutti i bambini cominciano presto ad esplorare il proprio corpo, si toccano: l’autoerotismo è un modo di conoscere il proprio corpo e le sue reazioni oltre che di ricercare il piacere. E poi rivolgono la loro curiosità anche ai corpi degli altri bambini (“gioco del dottore”).

Non ci si deve preoccupare o scandalizzare per queste manifestazioni della sessualità infantile. Il benessere sessuale per il bambino significa ricevere il permesso di fare queste prime esperienze senza essere sgridato e sentirsi in colpa, se mai può essere invitato a farle nella sua cameretta, nella sua intimità, quando nessuno lo vede…Significa anche ricevere un’educazione sessuale adeguata che risponda alle curiosità e alle domande che tutti i bambini si pongono…come nascono i bambini, cosa fanno il papà e la mamma quando restano soli…con parole appropriate e comprensibili per la loro età, ma corrette e non campate in aria o reticenti. Ci si deve preoccupare se le manifestazioni sessuali diventano insistenti o esibite, allora possono essere indice di un abuso sessuale subito dal bambino o dell’esordio di un disturbo…

Il risveglio del desiderio sessuale dopo la pubertà spinge il ragazzo e la ragazza preadolescente e adolescente a riprendere le loro esperienze sessuali su una scala più grande: sia con la masturbazione (quella di cui si conserverà il ricordo) sia attraverso le relazioni fisiche e sentimentali con i pari età. L’identità sessuale viene messa alla prova e si definisce compiutamente attraverso le esperienze che permettono al ragazzo/a di rispecchiarsi e confrontarsi prima con l’amico/a del cuore o nel gruppo di amici dello stesso sesso e poi nel gruppo dei pari allargato all’altro sesso.

Nell’adolescenza si manifesta e arriva a definirsi anche l’orientamento sessuale, che è diverso dall’identità sessuale: è l’attrazione erotica che si prova verso il corpo di un altro individuo, di sesso diverso o dello stesso sesso. Quindi un orientamento etero od omosessuale. O anche bi-sessuale, se l’attrazione si rivolge a individui di entrambi i sessi.

Si conviene di aspettare la fine dell’adolescenza per considerare definitivo l’orientamento sessuale perché può succedere negli anni precedenti che il legame con l’amico/a del cuore dello stesso sesso possa essere vissuto con una tale intimità da essere scambiato per attrazione sessuale. Mentre poi con l’ampliarsi della vita relazionale l’interesse si rivolge verso persone di sesso diverso.

Durante l’adolescenza succede molto spesso di scoprire la propria omosessualità, di dirselo per la prima volta e doverlo dire ai familiari e agli altri. Può essere difficile, può richiedere coraggio, perché l’omosessualità è stata ed è tuttora oggetto di pregiudizi, discriminazioni e anche persecuzioni. Invece non è una sessualità di serie B, non è una devianza, ma una variante naturale dell’orientamento sessuale.

Il benessere sessuale nell’adolescenza vuol dire ricevere il permesso di fare le proprie esperienze sessuali senza mettersi a rischio, senza violare il rispetto di sé o degli altri, senza lasciare che sia forzato il confine del proprio corpo. Significa saper usare gli anticoncenzionali per evitare gravidanze indesiderate e il contagio di malattie sessualmente trasmissibili. Quindi essere informati e preparati da parte dei genitori e degli educatori alle prime manifestazioni sessuali (le mestruazioni, le polluzioni notturne) e ai primi rapporti, senza aspettare che i giovani apprendano tutto da internet che anticipa e deforma l’incontro con la sessualità, vista soprattutto come pornografia…Significa ricevere ascolto e comprensione per i problemi e patemi d’amore, anche per i possibili errori con l’assicurazione e l’aiuto per poterli rimediare.

Questo lungo processo getta le basi della vita sessuale e relazionale dell’adulto, che dipende in buona misura dalla qualità degli apprendimenti fatti in precedenza, a partire dai modelli affettivi relazionali trasmessi dai genitori nella famiglia di origine, e dalla qualità delle esperienze vissute durante l’adolescenza.

Il benessere sessuale per l’adulto e per la coppia comporta la capacità di vivere la sessualità in tutti i suoi aspetti, biologico, ludico e affettivo relazionale: considerarla non solo una prestazione, per generare un figlio o per compiere una performance eccellente, ma come la possibilità di condividere con un’altra persona tutte le sensazioni, le emozioni, i significati, che i corpi di ognuno sono in grado di accogliere e di trasmettere, nella complicità e nell’abbandono reciproco. Siccome ognuno è un mondo di significati diversi, e può attribuire significati diversi agli stessi concetti, lo scambio richiede l’ascolto e la comprensione reciproca, l’intendersi rispettando le differenze di significato e cercando i punti d’incontro. Quando una coppia impara a conoscere le carezze che ognuno si aspetta e predilige, il rapporto sessuale diventa come uno spartito in cui si possono ricercare insieme sempre nuove armonie che soddisfino entrambi i partner.

Dimenticare gli aspetti ludici e affettivi relazionali della sessualità, pensare alla sessualità solo in termini di erezione, penetrazione, orgasmo, rischia di favorire l’ansia da prestazione piuttosto che lo scambio di piacere, alza la soglia delle aspettative e abbassa quella delle percezioni del proprio corpo e dell’altro.

L’importante è che ognuno sappia stare nel piacere che prova lì dov’è, non sia distolto da preoccupazioni, da standard da rispettare, doveri da assolvere per sorreggere la propria autostima o per assicurarsi la stima del partner. E’ bene lasciarsi andare al proprio piacere, restituire valore ad ogni gesto, concedersi un “sano egoismo”, intendendo con questo non l’indifferenza o il disinteresse verso l’altro, ma la capacità di ascoltare il proprio corpo, di stare nel proprio piacere. E’ l’invito che i sessuologi consigliano anche alle persone afflitte da disturbi sessuali, molto spesso di origine psicologica: come il calo del desiderio, la mancanza dell’erezione, l’eiaculazione precoce negli uomini, nelle donne il vaginismo, cioè il dolore e lo spasmo che impedisce di accogliere il pene nella vagina, l’incapacità di arrivare all’orgasmo. Le terapie e gli esercizi che si propongono in questi casi sono accompagnati dal messaggio che ci sono tanti modi di stare insieme, di fare l’amore, che la sessualità non è solo genitalità e orgasmo, e che gli aspetti ludici e affettivi relazionali ci permettono di modularla in diversi modi.

Permettersi di godere di una sessualità inesigente, che non insegue il mito o l’obbligo del coito a tutti i costi, contribuisce ad allentare l’ansia, perché il problema il più delle volte è causato o aggravato dall’idea di prestazione, di dover essere all’altezza, di non deludere se stessi o il partner…Questo modo sereno di vivere la sessualità è una risorsa particolarmente importante per chi ha delle limitazioni fisiche o psicologiche che rendono problematica l’unione genitale e la penetrazione, ad esempio in seguito a malattie o traumi, o in una condizione di disabilità fisica o psichica.

Anche in età anziana, nonostante le modificazioni fisiche ed ormonali, non diminuisce il desiderio sessuale e la capacità fisiologica di soddisfarlo. Possono cambiare la frequenza, i ritmi dei rapporti, vengono in primo piano l’affettività ed il sentimento piuttosto che la fisicità.

In conclusione, il benessere sessuale è fondamentale per il benessere dell’individuo e della coppia. La sessualità non è un’attività disgiunta dal resto della persona e dal resto della vita di coppia, è un nutrimento che regala ogni volta il piacere di vivere. E il desiderio può e deve essere coltivato anche in mezzo alla miriade di impegni quotidiani – il lavoro, una gravidanza, le cure dei figli, pensieri e preoccupazioni varie – perché è la nostra energia rinnovabile più intima, che abbiamo sempre a disposizione per rigenerarci.


Luigina Longhin

Riccardo Calzeroni