Adolescenza e sessualità

Superesperti tecnologici, inesperti affettivi

Cybersex e cyberbullismo tra gli adolescenti

Le nuove generazioni di nativi digitali, sempre connessi attraverso smartphone, tablet, computer, sono più esposte alle insidie della Rete, che influenza e deforma i modi stessi di vivere la sessualità e l’aggressività: può trasformare la prima da scambio emotivo e affettivo in prestazione meccanica e conforme agli standard della pornografia, la seconda in bullismo su larga scala. Risulta ancora più importante un’adeguata formazione sessuale e affettiva da parte delle agenzie educative, famiglie e scuola in primo luogo.

I cambiamenti sociali, del costume e l’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione, internet e i social media in particolare, stanno modificando profondamente i comportamenti degli adolescenti, in particolare i modi di vivere la sessualità e l’aggressività. E pongono problemi nuovi nelle relazioni fra giovani e adulti. Cybersex e cyberbullismo sono i neologismi con cui si indicano le esperienze di carattere erotico che si scambiano attraverso la rete e le azioni persecutorie e denigratorie contro una vittima designata praticate sempre on line.

Oggi l’incontro con la sessualità viene sempre più sollecitato dall’esterno che dall’interno: non tanto da interessi e curiosità proprie, quanto dalla miriade di stimoli quotidiani a cui si è sottoposti fin da bambini, tanto da anticipare anche lo sviluppo biologico, l’arrivo del ciclo nelle femmine e la prima polluzione notturna nei maschi. L’uso sempre più pervasivo di internet dai dieci anni in su, e anche prima, fa sì che la scoperta della sessualità avvenga soprattutto tramite la Rete, frequentando da subito i siti porno, anche quelli off-limits. I primi contatti con siti pornografici avvengono mediamente intorno agli 11 anni e coincidono con l’inizio della pubertà, quando lo sviluppo fisiologico consente il raggiungimento di un orgasmo completo. “Sesso” è la quarta parola che gli adolescenti cercano di più su internet.

Secondo un’indagine condotta dall’università di Padova e dalla Fondazione Foresta ONLUS tre studenti su quattro delle scuole medie superiori frequentano siti porno: il 29% qualche volta al mese, la maggior parte (63%) più volte a settimana, fino ai frequentatori assidui. Ad Internet è delegata di fatto oggi l’educazione sessuale. Così i ragazzi conoscono prima la pornografia della sessualità, imparano precocemente cosa fare, i gesti del sesso, ma non a riconoscere l’amore, restano analfabeti sentimentali. La sessualità perde il suo intrinseco valore di scambio umano per trasformarsi in un gioco virtuale fra adolescenti o in una prestazione meccanica e ripetitiva, può essere utilizzata come merce di scambio per altri scopi e bisogni, ricevere attenzioni, acquisire prestigio sociale, procurarsi benefici materiali o psicologici.

Tre adolescenti su quattro sono iscritti a Facebook, il canale prediletto per scambiarsi quotidianamente apprezzamenti hot con gli amici, inviare e ricevere file con foto, video e messaggi a carattere erotico: questo è il sexting (sex + testing), praticato diffondendo immagini di sè o di amici e conoscenti. Oltre il 6% dei preadolescenti e il 16% degli adolescenti dichiara di inviare video e foto di sé nudi a persone con cui è in contatto su internet. Negli Stati Uniti un adolescente su cinque pratica sesso via webcam.

Scambiarsi contenuti erotici sul web rende più facile il corteggiamento e il rapporto con l’altro sesso. La possibilità di utilizzare su internet un’identità virtuale e di mantenere l’anonimato rendono gli adolescenti più disinibiti, superando tabù e imbarazzi. La sessualità virtuale è ricercata perché è largamente accessibile, disponibile nella privacy della propria stanza, libera da ansie legate al confronto, anonima e senza correre il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse o di imbattersi in gravidanze indesiderate. Mentre sono in agguato rischi altrettanto gravi di incorrere in abusi di ogni tipo, di essere perseguitati con la diffusione incontrollata delle proprie immagini e dei propri messaggi.

All’assillo della BELLEZZA si va sempre più affiancando, e persino sostituendo, quello di restare indietro nel SESSO, di non essere sufficientemente prestanti e all’altezza delle aspettative proprie o altrui, o semplicemente degli standard assegnati all’attività sessuale nella cultura giovanile di gruppo. Il fast sex (il sesso occasionale, nella maggioranza dei casi con conoscenti, amici, vicini, compagni di corso, oppure con sconosciuti contattati attraverso le applicazioni che facilitano la ricerca istantanea di partner) fa sentire trendy, è molto frequente tra gli studenti universitari americani 18-21 enni, soprattutto maschi, spesso accompagnato dall’ “aiuto” di alcol e droga (65% dei casi). In Rete si combinano incontri reali fuori: tra i dodici-tredicenni il 10,5% si dà appuntamento con una persona incontrata sul web, oltre il 30% fra i sedici e diciassette anni. Circa il 20% degli adolescenti ha rapporti intimi off-line a seguito di una conoscenza avvenuta in Internet. Così si entra pure in contatto con sconosciuti e possibili molestatori perché tutti possono nascondersi dietro identità virtuali.

Negli anni ’90 si pensava che Internet attirasse soprattutto adolescenti con ansia sociale, ragazzi così timidi e inibiti da trovare sollievo in un canale comunicativo come quello della Rete, meno impegnativo perché privo di elementi ansiogeni come contatto oculare, fisico, voce…Si guardava all’esempio degli adolescenti giapponesi che si chiudevano in camera passando tutto il loro tempo davanti al computer e si ipotizzava che questo rifugio in un mondo virtuale offrisse una sorta di compensazione sociale all’isolamento. Ora che attraverso gli smartphone la Rete è arrivata alla portata di tutti, introversi ed estroversi, timidi ed espansivi, Internet è diventato soltanto uno dei tanti modi per tenersi in contatto con i propri pari, di collezionare e coltivare “amicizie”, reali o virtuali che siano.

Da parte degli adulti e delle agenzie educative (famiglie, scuola, associazioni giovanili) è sempre più necessario trasmettere, prima possibile, un’educazione affettiva e sessuale che sappia comunicare il valore relazionale ed emotivo che la sessualità riveste nella vita, a differenza dell’immagine che ne danno il mercato e i media solo di uno strumento che procura eccitazione e piacere.

L’era digitale ha modificato anche le dimensioni e gli effetti di un comportamento aggressivo della preadolescenza e dell’adolescenza come il bullismo: al punto che il cyberbullismo è considerato dai due terzi dei minori italiani come la minaccia principale, un pericolo ancora più grave della tossicodipendenza, della molestia da parte di un adulto o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile. Da un’altra inchiesta risulta che fra i tredicenni un ragazzo su tre è stato vittima di attacchi in rete. Gli episodi di solito iniziano nei contesti scolastici e poi proseguono sulla Rete.

Le conseguenze del bullismo “virtuale” possono essere ancora più dolorose, perché l’offesa e la denigrazione hanno per la vittima un’amplificazione immediata, che non si cancella nel tempo e che dura 24 ore su 24, in quanto i comportamenti persecutori non sono circoscritti a luoghi e tempi particolari (l’ingresso o l’uscita da scuola, il campo giochi, ecc.). Inoltre la mancanza di rapporto diretto con la vittima, il non vedere le conseguenze dolorose del loro gesto su di essa, riduce le remore di carattere morale o emotivo. Un altro incentivo è rappresentato dall’anonimato apparentemente garantito dalla Rete, che può far credere di non lasciare tracce e quindi di non essere perseguibili.

Mentre il bullismo tradizionale di solito viene praticato dal gruppo-branco, il cyberbullo può agire in solitudine, dalla sua cameretta, innescando una dinamica di branco indirettamente (uno comincia e tutti gli altri seguono) o magari, come succede, far nascere un gruppo apposito per prendere di mira quel coetaneo/a. Il cyberbullo non ha nemmeno bisogno di avere una particolare prestanza fisica o doti da leader sia pure negativo, può essere anche timido e mingherlino, e scatenarsi dietro la protezione dello schermo. E poi si è dilatata enormemente la platea degli spettatori, quelli che pensano di “tenersi fuori” e di non avere colpe ma restano connessi e lasciano fare.

Ai ragazzi manca in generale la consapevolezza delle conseguenze reali dei messaggi e dei video trasmessi on line, scambiano il mondo virtuale per un gioco di cui non percepiscono l’impatto. Non prevedono che una foto immessa on line possa fare il giro di migliaia di utenti e non essere più cancellata. Non si rendono conto di commettere atti che possono essere reati. Non possono immaginare che il loro profilo Facebook un domani sarà il primo biglietto da visita che un eventuale datore di lavoro andrà a vedere…

La confusione tra reale e virtuale che può essere generata dall’abitudine al computer e ai videogiochi rischia di distorcere il rapporto dei comportamenti giovanili con la responsabilità delle proprie azioni e la capacità di rappresentarsene gli effetti. Toglie valore e può sostituirsi alle autentiche esperienze relazionali attraverso cui normalmente gli adolescenti dovrebbero completare il loro processo di formazione confrontandosi con i pari, consolidare la loro identità a partire dall’identità sessuale e definire il loro orientamento sessuale.

L’uso e l’abuso di identità virtuali contribuisce invece a diffondere un nuovo senso di identità, meno stabile e più frammentato, un’identità “liquida” parafrasando l’espressione di Baumann. Una sorta di identità virtuale, decentrata e multipla costituita da una molteplicità di contatti, di connessioni mutevoli e contingenti. Questa frammentazione della percezione di sé corrisponde a una molteplicità di relazioni incoerenti e fra loro sconnesse, che invitano a interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé autentico, dotato di caratteristiche conoscibili. Tutto ciò rende più complicato e indefinito il processo di individuazione, cioè il raggiungimento di un’identità ben Molti adolescenti tecnologicamente competenti sono emotivamente fragili e vulnerabili, e hanno bisogno di monitoraggio e accompagnamento da parte degli adulti. Gli adulti, dal canto loro, anche quando sono empaticamente distanti o distratti da altri impegni, e non sottovalutano le insidie della Rete,possono mancare del tutto delle conoscenze del sistema informatico e telematico, e se anche le hanno vengono facilmente sopravanzati dalla velocità con cui gli adolescenti stanno al passo con tutte le novità della rete.

Luigina Longhin

Riccardo Calzeroni